martedì 21 novembre, 2017 Stay Connected

San Matteo visto dall’alto

don raimondo

di Titti Giordano

Assistere ai preparativi alla festa patronale di San Matteo fa sentire di più l’evento, soprattutto dal punto di vista spirituale. Cerchiamo di capire come vivono l’avvicinarsi della cerimonia religiosa tutti coloro che risiedono nelle altre zone della città.

Don Marco Raimondo, è un parroco della frazione alta di Salerno, una Parrocchia composta da ben quattro luoghi di culto. A Matierno la chiesa di Nostra Signora di Lourdes, a Cappelle, la chiesa San Giovanni Battista in Pastorano, la chiesa di San Felice e la chiesa rotonda di via dei Greci, dedicata a S. Maria Assunta e aperta solo nove giorni l’anno, per una novena in occasione della festività di Santa Maria.

Quest’anno, afferma don Raimondo, le iniziative riguardanti la festività di San Matteo, hanno seguito, in primis, le indicazioni ecclesiastiche, con una novena che coinvolge tutti i membri della comunità locale. A Matierno, però, la festa viene vissuta non in egual modo da tutti.

Molte delle persone che vi risiedono, provengono dal centro città e quindi partecipano con particolare devozione ai preparativi spirituali per la festività, altri, invece, non sono altrettanto ispirati. Del resto, prosegue don Raimondo, soprattutto durante le feste, si sentono di più le difficoltà di questa parrocchia difficile, dove alle difficoltà spirituali si associa una povertà materiale. Circa 140 persone ricevono aiuti per alimentarsi ed alcuni residenti sono ai domiciliari.

Ciò nonostante la figura di San Matteo che è stato un apostolo, evangelista e martire, è più che mai attuale in queste situazioni. Lui predicava la misericordia. Tutte le persone in difficoltà si possono ritrovare in Lui. Gesù si ferma a pranzo da San Matteo e ne fa una delle sue dodici colonne. Da uomo di potere a uomo di carità. Tutti possono, quindi, fare proprio ciò che ci ha insegnato il Patrono. Un insegnamento, dice don Raimondo, che si può ascoltare anche durante l’inno a San Matteo che viene cantato ad inizio e fine messa. Un invito concreto di San Matteo a concetti universali. Professare un amore con la A maiuscola. Del resto, e questo è un mio personale riferimento, afferma don Raimondo, seguire San Matteo significa seguire il Vangelo, l’esempio di uomo che si è riscattato, come può fare ognuno di noi imparando che si può fare del bene anche con piccoli gesti, nel rispetto delle persone e del bene comune.