martedì 14 agosto, 2018 Stay Connected

In una biblioteca, un uomo solo

librei

di Gerardina Russoniello

Anno 2016, nell’era della terza rivoluzione industriale, di messaggini scambiati su whatsapp, di notizie ricavate da internet, positive o negative, di facebook, di televisione imperante, in una biblioteca un uomo solo.

Veramente solo se dai tanti libri allineati sugli scaffali gli possono giungere millenni di storia e voci di uomini che hanno combattuto per la libertà, per la fratellanza e per l’uguaglianza, che hanno scritto e tramandato valori universali, che hanno formato le passate generazioni e che possono formare le nuove generazioni, solo se queste voci del passato venissero ascoltate.

E all’improvviso gli balzano attorno, nel silenzio, dai libri allineati sugli scaffali i personaggi della sua fanciullezza “I ragazzi della via Pal”, “Incompreso”, “Piccole donne”, “Il corsaro nero”, “ David Copperfield”, “Pattini d’argento”, “20.000 leghe sotto i mari”, “Il giro del mondo in 80 giorni”, “Senza famiglia”… e gli balzano attorno i poeti e scrittori e storici e filosofi e tutti insieme danzano la danza della nuova vita e gli sussurrano all’orecchio, in coro a più voci, all’unisono, parole che leniscono il suo cuore, che gli tolgono l’affanno di vivere in una società dove prevale l’apparire, l’avere, il nichilismo, l’economia, la finanza, la burocrazia e dove sta venendo meno l’italianità.

Un improvviso strombazzare di clacson, di urla di chi vuole prevaricare e sopraffare l’altro con il gridare interrompono il silenzio, e i personaggi, i poeti, gli scrittori, i filosofi e gli storici si rintanano di nuovo nei libri ormai dimenticati, la cui lettura ha trasmesso, e potrebbe trasmettere, concetti validi per un vivere civile e associato, liberi da pregiudizi e preconcetti, validi per l’interazione in una società dove prevale l’ “Homo sum: humani nihil a me alienum puto”, validi per accrescere il senso comune di responsabilità e per affermare il proprio io insito in un contesto sociale basato sul vivere civile, su regole e principi miranti al rispetto reciproco, all’osservanza dei ruoli, al pieno rispetto delle istituzioni e della legalità, ad acquisire una “forma mentis” analitica, logico-deduttiva e a sviluppare il senso critico.

E la sana lettura è andare direttamente alla fonte, per poter esprimere così il “proprio” giudizio critico, non limitarsi solo a leggere recensioni, descrizioni, opinioni, riferimenti altrui, per non riferire concetti di altri lontani, forse, dal proprio sentire. “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso (M. Proust, da Il tempo ritrovato).

Ed è necessario avere un dialogo intimo e taciturno con lo scrittore, dialogo da avere nelle tre fasi della vita: la giovinezza, età della spensieratezza, la maturità, età della riflessione, la vecchiaia, età della saggezza, solo così il lettore diventerà parte di lui traendo dal suo intimo spirito la propria identità completa.

Ma cosa potrebbe mai leggere in una società dove si scrive poco, si legge ancor meno e si trattano argomenti alienanti e alienati dagli ideali e dai valori comuni e non più vivi che hanno spinto i grandi uomini a combattere?

“Il mestiere di vivere” forse ormai la vita è questa.