mercoledì 13 dicembre, 2017 Stay Connected

Il SS. Crocifisso a Salerno

 

 

IMG_3475

di Gerardina Russoniello

La chiesa del SS. Crocifisso, in origine chiamata “Chiesa Santa Maria della Pietà di Portanova”, è inquadrata dagli studiosi, in base all’esame delle caratteristiche costruttive, in mancanza di documenti che ne testimoniano l’edificazione, tra i sec. X e XII, costruita sopra una chiesa antecedente l’anno mille che ora svolge la funzione di cripta.

Menzionata a partire dal 1219 come Ecclesia Sancta Marie De Portanova, negli atti del sinodo Colonna del 1579, viene denominata Ecclesia S. Mariae De Pietate dal monastero femminile Ordinis Minorum De Observantia attiguo ad essa. La parrocchia del SS. Crocifisso, eretta con bolla del 7 aprile 1857 da Mons. Marino Paglia nella chiesa di San Benedetto, è così chiamata perché in essa vi era una venerata croce lignea dipinta, risalente alla seconda metà del XIII sec., conservata ora nel museo diocesano, trasferita nel 1878, su ordinanza comunale, nella chiesa di S. Maria della Pietà di Portanova che da allora fu denominata del SS. Crocifisso.

La chiesa prospetta oggi su una piazzetta ricavata nel 1929 dalla demolizione ad opera del comune di caseggiati fatiscenti che le si addossavano, collocata anticamente al confine orientale della città medievale, in prossimità delle antiche fortificazioni cittadine e dell’ingresso alla via Drapparia, così chiamata perché aveva negozi di drappi (tessuti commerciati) del Principato Longobardo di Salerno, oggi Via dei Mercanti che sin dai tempi longobardi è sempre stata il luogo principale delle attività mercantili e commerciali della città.

La chiesa presenta un aspetto moderno in quanto la facciata, affiancata da un campanile, è stata rifatta nel 1959 a seguito dei danni procurati dall’alluvione del 1956. Su di essa insistono tre portali, in legno di color verde, caratterizzati da una serie di quadroni su ognuno dei quali è raffigurata una croce stilizzata; ad ogni portale corrisponde all’interno una navata. Al centro della facciata, più in alto, un ovulo circolare e al di sopra in orizzontale 7 monofore, riportanti sempre il simbolo della croce. Il campanile a forma squadrata riprende sui lati in verticale il gioco delle 7 monofore orizzontali della facciata, 7 anch’esse, terminante in alto con monofore orizzontali, da cui si intravedono le campane, e un ovulo.

La parete prospiciente via dei Mercanti conserva ancora tracce dell’edificio originario: la muratura, le mensole, le monofore a conci e mattoni sormontate dagli spioventi del tetto della navata sinistra, un portale in pietra e una finestra ogivale in stucco. La bifora, che occupa parte di una delle campate della navata sinistra della chiesa, è divisa in due scomparti da un’architrave: nell’ordine superiore è presente un articolato motivo a traforo, arabeggiante, costituito dall’alternanza di croci e stelle a 8 punte; nell’inferiore, due colonnine impostano l’ogiva, delimitata da una fascia su cui sono distribuiti 7 scudi: solo su uno di essi, a bande orizzontali bianche e rosse, è riconoscibile l’insegna della famiglia dei Carafa.

L’interno è di tipo basilicale, con 3 absidi e 3 navate scandite da due ordini di archi a tutto sesto in muratura listata, poggianti su sei colonne di reimpiego di epoca romana, sormontate da capitelli di spoglio diversi. Particolarmente interessante la prima colonna a sinistra con decorazione in rilievo a spirale.

La navata centrale, più alta rispetto alle laterali, è sormontata da capriate lignee e percorsa, al di sopra delle arcate, da un lungo cornicione e da una serie di monofore che si aprono lungo le pareti; sulle navate laterali si impostano volte a crociera.

Nell’abside centrale vi è un grande mosaico, realizzato nel 1961 da maestri ravennati, raffigurante la crocifissione, che riproduce l’affresco della cripta.

Nell’abside destra, ai piedi dell’altare, sono da ammirare gli affreschi tardo-manieristi risalenti al XVI e XVII sec. con al centro S. Paolina vergine con un giglio, simbolo della purezza, nella mano destra e ai lati S.Clemente e S. Cassiano martiri con le rispettive reliquie.

In alto, sulle pareti centrali, vi sono dipinti Santi e Sante francescani coevi alle decorazioni interne, realizzate da Giuseppe D’Alessio nel 1692, conservate presso l’archivio di Stato di Salerno, testimonianza della nuova veste assunta dall’edificio quando le Clarisse, che avevano avuto in affidamento la parrocchia soppressa nel 1622 dal cardinale Lucio Sanseverino, diedero il via alle trasformazioni barocche.

Sulla parete all’interno, a sinistra entrando, lato che dà su Via Mercanti, nell’occasione dell’anno giubilare del 2000, su iniziativa del parroco don Giovanni Langellotti, sono state realizzate 4 vetrate artistiche dall’artista salernitana Paola Salzano, con la tecnica del mosaico legato a piombo con interventi pittorici cotti a gran fuoco, che raffigurano il Crocifisso di Pietro Barleario, (mago convertito, diventato monaco in quello stesso monastero di S. Benedetto, ove visse il resto della sua lunghissima vita e dove prostrato per tre giorni rimase a vegliare e a pregare ai piedi del Crocifisso, piangendo e battendosi il petto con una pietra per penitenza, chiedendo il perdono dei peccati, ottenuto all’alba del terzo giorno quando il volto del Crocifisso alzò la testa e aprì gli occhi in segno di perdono), con in basso la scritta Gesù Cristo unico Salvatore – Ieri oggi e sempre; segue Gesù Buon Pastore con scritto I cieli e la terra passeranno le mie parole non passeranno; i simboli tetramorfi dei 4 evangelisti con il vangelo al centro e, infine, l’apertura della porta giubilare di S. Giovanni PaoloII con scritto Aprite le porte a Cristo.

Sulla parete laterale della navata sinistra vi sono, inoltre, 4 nicchie, contenenti un quadro di Padre Pio, dipinto nel 1999 da G. Visconti, una statua di S. Antonio di Padova, un Crocifisso ligneo del 700 con Vergine Addolorata e una statua di S.Teresa di Gesù Bambino. Vicino all’ingresso un affresco raffigurante S. Caterina Volpicelli, fondatrice delle ancelle del Sacro Cuore.

Al centro della navata destra vi è una cappella con la Statua della Madonna di Lourdes che appare a Bernadette orante; a destra e a sinistra vi sono “ex voto” in argento per grazia ricevuta. Ai lati della cappella due nicchie, in una, la statua in cartapesta raffigurante la Madonna del Rosario di Pompei con a fianco S.Domenico e S.Caterina, nell’altra S.Rita da Cascia.

Dalla navata destra si accede alla cripta,risalente forse all’VIII sec., scoperta fortuitamente nel 1950, anche se la sua esistenza era già stata segnalata dal De Angelis nel 1927. L’ipogeo è connotato da un’aula basilicale con tre navate separate da due archi e chiuse da corrispondenti absidi semicircolari. Ogni navata è divisa in due campate coperte da volte a crociera, che scaricano su pilastri contenenti antiche colonne di spoglio, sormontate da un abaco. Le monofore sulla parete settentrionale sono in corrispondenza con quelle della chiesa superiore e l’altare originario, ritrovato frammentario, è stato ricostruito nel corso dei restauri ed è stata riaperta la monofora dell’abside centrale. Sulla parete occidentale, inserito in un arco a tutto sesto, campeggia il celebre affresco della Crocifissione del XIII-XIV sec. di autore anonimo. Esso è uno dei primi tentativi di “sfondamento prospettico” grazie all’utilizzo dei personaggi minori, dipinti più piccoli.

La scena presenta, nella parte inferiore, una decorazione geometrica che ricorda i codici miniati di epoca svevo-manfrediana. Il Cristo crocifisso, dal corpo abbandonato, con il capo reclino e le gambe piegate sotto il peso del corpo, è raffigurato con gli occhi chiusi, Cristo patiens, in un’epoca in cui, secondo la tradizione bizantina, si usava dipingerlo sulla croce vivo e con gli occhi aperti, Cristo Triumphans. Ai suoi piedi, trafitti da un solo chiodo, vi sono due soldati, uno dei quali trafigge il costato. A sinistra la Vergine, accasciata, con le mani protese verso il Figlio, sorretta dalla Maddalena e da Maria di Cleofe, cupe e accorate dal dolore.

A destra 4 angeli, due adoranti e due che raccolgono in coppe dorate il sangue di Cristo che fuoriesce dalle mani e dal costato.

Lo spazio è quasi compresso dalla grande cornice che delimita l’arcata ed è vibrante l’accostamento tonale dei colori, rossi, bianchi, gialli, bruni, che si stagliano sul cupo fondale notturno; nei volti e nelle pose, nel suo diversificato espressionismo, si sprigiona una forte carica emotiva tale da rendere ciascun personaggio autonomo interprete del dramma.

Nell’abside destra un altro affresco raffigura S.Sisto Papa tra S.Lorenzo e un Santo pellegrino, racchiusi in arcate poggianti su colonne tortili, di gusto già trecentesco per la maggiore fluidità dei panneggi, indice di adeguamento allo spirito cortese.

IMG_3477