giovedì 20 settembre, 2018 Stay Connected

L’umiltà: virtù transpersonale negletta e latitante

Madre-Teresa

di Gerardina Russoniello

“L’umile non abbassa la testa davanti a nessuno e nello stesso tempo non permette a nessuno di abbassare la testa davanti a lui”. E come scrive S. Agostino “È stato l’orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l’umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli” e ancora: “ Vuoi essere un grande? Comincia con l’essere piccolo. Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo? Costruisci prima le fondamenta dell’umiltà”.

In una società dove vige la presunzione, l’arroganza, dove l’orgoglio la fa da padrone e non con le parole, ma nei fatti, l’individuo orgoglioso è ritenuto un modello da cui prendere spunto per agire e muoversi nel mondo. L’umiltà, ritenuta il valore positivo che corona tutte le qualità e tutte le virtù, è quasi ormai negletta e latitante, dimenticata nella vita sociale e lavorativa.

La parola “umiltà” possiede due significati fondamentali: uno oggettivo che indica bassezza, piccolezza o miseria di fatto e uno soggettivo che indica il sentimento e il riconoscimento che si ha della propria piccolezza, quest’ultimo è ciò che si intende per virtù dell’umiltà.

Pur essendo, quindi, il piedistallo su cui poggiano le altre virtù, esistono due diversi modi di intenderla. Per alcuni racchiude il concetto di persona dimessa, povera di energia vitale che si umilia o è umiliata, per altri l’umile è colui che non giudica, non critica, non si vanta, non disprezza, non si esalta, non cerca la propria gloria, non si mette in vista, riconosce e accetta i propri limiti e non vuole primeggiare né dentro di sé né fuori di sé.

L’umiltà, nel suo valore positivo, è la capacità di non sfuggire le avversità o difficoltà esistenziali; la sua mancanza ostacola il percorso di crescita e una reale conoscenza di se stessi e genera lo smarrimento di identità con il conseguente bisogno impellente di false identificazioni e conseguenti maschere.

Quando l’umiltà è presente l’uomo percepisce il “sé” e prende reale consapevolezza di se stesso e del mondo. L’uomo, con la virtuosa energia dell’umiltà, realizza se stesso: non bada al giudizio altrui e alla sua reputazione, non ha bisogno di compiere sforzi per difenderla e può liberare così energie psichiche per i suoi progetti.

Essere umili significa inconsciamente amare il prossimo come esperienza di vita, sentimentale, lavorativa e sociale senza alcuna distinzione o disparità.

L’umiltà non è definibile né la si può descrivere razionalmente in quanto, come qualità del trans personale, è solo intuibile o raffigurabile con simboli.

E S. Francesco, Madre Teresa e Fra Cristoforo dei Promessi Sposi sono simboli su cui riflettere e meditare per intuire e appropriarsi dell’energia dell’umiltà. S. Francesco nel Cantico delle Creature fa di “sorella acqua” il simbolo dell’umiltà definendola “utile, umile, preziosa e casta”. L’acqua, infatti, mai “s’innalza” mai “ascende”, ma sempre “discende” fino a che non ha raggiunto il punto più basso.

Il vapore sale ed è perciò il simbolo tradizionale dell’orgoglio e della vanità; l’acqua scende ed è perciò simbolo dell’umiltà.

L’importanza dell’umiltà sta nel fatto che essa ha il compito di preservare la realizzazione della conoscenza, dell’amore, del lavoro dalle informazioni che le privino del loro autentico valore.

Mi piace ricordare le parole di Gesù: “Beati gli umili di cuore” e “imparate da me che sono umile”. È un invito non a essere piccoli, non a sentirsi piccoli o proclamarsi piccoli, ma è un invito a farsi piccoli non per qualche necessità o utilità personale, ma per amore, per “innalzare” gli altri.