venerdì 18 agosto, 2017 Stay Connected

Per i disabili c’è ancora molto da fare

autismo

di Giuseppe Garofalo

Dell’Inclusione sociale dei Disabili, nello specifico intellettivo-relazionali, e di un supporto alle loro famiglie, l’Anffas ne ha fatto un capo saldo dell’Associazione anticipando di molti anni anche la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità.

Dalla sua entrata in vigore sono trascorsi dieci anni, anche se in Italia è stata ratificata nel 2009. Tale Documento invita a considerare i diversamente abili innanzitutto come persone, ci sono però interi articoli della Carta, ancora parzialmente se non totalmente inapplicati. Tra questi ci sono quelli che tutelano i diritti fondamentali, che, dovrebbero, riconoscere la loro capacità giuridica. Quest’ultimo è un tema molto delicato, che se non affrontato con le dovute cautele, rischia di creare discriminazioni nell’universo della disabilità in quanto tale. Lo strumento proposto da Anffas è l’istituto dell’auto-rappresentanza che permette ai Disabili Intellettivo-relazionali, di esercitare i propri diritti, diventando cittadini attivi della comunità. Nonostante a livello europeo sia stata creata una piattaforma per unificare i processi di integrazione, l’Epsa, abbiamo ancora un’Europa che viaggia a più velocità, ci sono, per esempio, diciassette paesi dove i disabili intellettivi sono esclusi dal diritto al voto. In Italia, ai primi posti in Europa per l’inclusione scolastica, è ancora in vigore l’istituto dell’interdizione, abrogato in Svezia dal 1989, e, manca un movimento nazionale per l’auto – rappresentanza quindi, molto è lasciato alle realtà locali, come per esempio la struttura balneare cogestita da disabili e normodotati nel salernitano. La speranza è che con l’avviamento del progetto “Io Cittadino”, si riesca ad ottenere ciò che in altri paesi europei già avviene, ossia, attraverso l’utilizzo di un linguaggio più elementare, aiutare il disabile intellettivo ad autorappresentarsi in ogni ambito della vita quotidiana, permettendogli, come avviene in alcune realtà, di ricoprire anche incarichi di prestigio.

In questo processo, famiglia e scuola continuano ad essere fondamentali ma, cambia il loro ruolo. Infatti, opportunamente formati, e, dotati di supporti tecnologici creati ad hoc, saranno in grado, svolgendo un ruolo di facilitatori, di far emergere le istanze espresse direttamente dal disabile, e quindi, decidere con e non per loro, per dar seguito allo slogan Anffas “nulla su di Noi, senza di Noi”. Affinché questa sia “l’ultima generazione di disabili intellettivi che vive discriminazioni, esclusione e negazione dei propri diritti”. Come recita la Dichiarazione di Roma per la promozione ed il sostegno della auto-rappresentanza in Europa.

 

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