giovedì 20 settembre, 2018 Stay Connected

Giffoni Film Festival: l’apertura degli italiani

GiffoniFF

di Stefano Grimaldi

Anche quest’anno ci siamo, ha aperto i battenti il festival più necessario, come diceva François Truffaut, ovvero il Giffoni Film Festival. Un’apertura, quella dei primi due giorni, tutta all’insegna del cinema italiano, che hanno visto tra Masterclass, le lezioni d’autore dedicate a una cerchia ristretta di ragazzi e la sala Truffaut, i giovani volti del panorama artistico italiano, tra cui Alessandro Borghi, uno dei protagonista di Suburra e dell’ultimo film capolavoro di Claudio Caligari Non Essere Cattivo, Valerio Mastandrea, Cristiana Donadio, Marco D’Amore che hanno tutti interagito in maniera straordinariamente inedita con tutti i giurati della manifestazione.

Menzione d’onore va proprio al Ciro di Gomorra, Marco D’amore, che ha portato al festival un progetto a cui si è sentito fin da subito emotivamente legato, tanto da produrlo, scriverne la sceneggiatura ed interpretarlo. Si tratta del film Un Posto Sicuro, proiettato nella categoria Masterclass, opera prima del regista Francesco Ghiaccio, anche lui presente insieme a D’Amore, che racconta la storia di Eduardo, ex operaio all’Eternit di Casale Monferrato, che ha i giorni contati per un tumore, un mesotelioma ai polmoni contratto sul lavoro per la continua esposizione all’amianto. Grazie al suo ricovero si riavvicina al figlio Luca, finito ad animare feste private come pagliaccio dopo aver lasciato la sua attività di attore. Scoperta l’origine del male del padre, Luca s’impegna a mettere in scena uno spettacolo che sensibilizzi l’opinione pubblica, aiutato anche da una ragazza che aveva conosciuto durante una delle sue performance alle feste.

Questa storia di ordinaria incuria è raccontata con grande cura, innanzitutto dell’immagine, allestendo la messinscena fra teatri vuoti e chiese deserte, nella camera da letto all’antica di un uomo perbene come nello scantinato di un precario contemporaneo che cerca di reagire all’orrore con l’unica arma che possiede: la rappresentazione teatrale all’interno della rappresentazione filmica. Fuori dal contesto della storia di Luca ed Eduardo un’altra rappresentazione si consuma nelle aule dei tribunali, ed è il processo che ha condannato i responsabili ma non ha applicato la sentenza, perché se il danno che per le vittime è infinito per i colpevoli può cadere in prescrizione.

La presenza di un film così importante e civilmente impegnato fa capire che Giffoni è ancora il festival più necessario, e si spera che lo sia per molto tempo ancora, perché ne abbiamo davvero bisogno.