domenica 22 luglio, 2018 Stay Connected

Rispettare e rispettarsi

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di Gerardina Russoniello

Il rispetto (dal latino Respectus-us, derivazione di respicere “guardare indietro con rispetto”) è il riconoscimento di una superiorità morale o sociale manifestato attraverso il proprio atteggiamento o comportamento; è la considerazione speciale che si dà a qualcuno o qualcosa, che si riconosce come valore sociale o particolare; è il sentimento che porta a riconoscere i diritti, il decoro, la dignità e la personalità stessa di qualcuno, astenendosi da ogni manifestazione che possa recare offesa, comportandosi con la dovuta educazione senza essere offensivi e indelicati; è il misurarsi con le diverse posizioni dell’altra persona senza giudicarla per le sue scelte o opinioni.

Rispettare consiste nel tener conto dell’altro nelle sue differenze individuali, senza cercare di manipolarle e senza pretendere che l’altro si comporti diversamente da come è; è rendersi conto che ogni persona ha diritto di scegliere di essere come è realmente, con il suo modo di pensare, di esprimere la propria opinione, di sentire, di agire e persino di scegliere i suoi gusti e le sue preferenze di vita: se ciascuno ha dunque il diritto di essere chi decide di essere, nessun altro può permettersi di obiettare o decidere per lui.

Il rispetto si manifesta, quindi, quando non si giudica l’altra persona in base alle sue motivazioni, decisioni, comportamenti o stili di vita, né le si rimprovera nulla o la si recrimina per come è, aspettandosi che sia diversa.

Il rispetto consiste, pertanto, nel dimostrare a una persona che viene accettata nella sua individualità e nella sua totalità, accogliendola per quella che è e non per ciò che si vuole o si pretende che sia.

Esso, dunque, nelle relazioni interpersonali comincia nell’individuo, nel riconoscimento dello stesso come entità unica, che necessita e vuole comprendere l’altra persona, che sa valutare gli interessi e le necessità di un altro individuo: atteggiamento questo che favorisce relazioni interpersonali adeguate e soddisfacenti, necessarie per una convivenza pacifica senza conflitti, in cui si accettano le differenze fra le persone.

Il rispetto si dimostra tramite l’empatia (la capacità di ascoltare l’altro, osservando il modo in cui ci parla, prestando attenzione ai suoi sentimenti e alle sue esperienze personali) ossia partendo da quell’atteggiamento comunicativo che dimostra che siamo consapevoli, accettiamo e rispettiamo com’è l’altra persona, nonostante talvolta non condividiamo le sue decisioni, le opinioni o i comportamenti, in questo modo si esprime comprensione e intesa verso i suoi diritti.

Rispettare si fa più difficile quando si vuole a tutti i costi avere ragione e si è convinti che la propria posizione è in assoluto l’unica possibile e corrisponde all’unica assoluta verità.

Il rispetto viene meno quando nei confronti degli altri c’è un atteggiamento aggressivo fatto di comunicazione non verbale, di gesti irrispettosi pur utilizzando le parole adatte.

Il rispetto, comunque, nasce sempre e solo quando si ha la consapevolezza del proprio valore e della propria dignità.

Rispetto di sé prima ancora che rispetto dell’altro: non si può rispettare un’altra persona quando non ci si rispetta e non ci si può rispettare quando non si è rispettati. E oggi, in un mondo che forse insegna a battersi per ottenere qualcosa, ma che non insegna mai la gratuità dell’amore e del rispetto, di rispetto ce n’è ben poco.

Si è un pò tutti alla ricerca disperata di un senso e di una direzione e ci si accontenta di lottare per ottenere rispetto, invece di capire che esso è già in noi e che basterebbe accoglierlo e riconoscerlo per rispettarsi e rispettare. E soprattutto “il bambino ha diritto a tutto il rispetto”. (Giovenale )