giovedì 20 settembre, 2018 Stay Connected

A Salerno l’arte del superare i limiti

Corto

 

di Giuseppe Garofalo

È calato il sipario sulla settima edizione del Festival “Salerno in CORTO circuito-sguardi sulla società”, organizzato dall’Associazione Rete Giovani per Salerno, svoltosi l’8 e il 9 luglio presso l’Eco Bistrot di Salerno di proprietà di Gianluca De Martino, che dell’Associazione è il Presidente. Gli autori in concorso sono stati invitati a presentare lavori nei quali analizzassero le difficoltà dell’uomo nella società moderna. La violenza sulle donne, il bullismo al femminile, il sentirsi “scomodi” nel proprio corpo, le incertezze sul futuro, i pregiudizi sugli stranieri, specie se con un colore della pelle diverso dalla nostra, uno sguardo d’insieme sulla mancanza di valori, sono questi i temi attraverso i quali ciascuno dei registi ha inteso far veicolare il messaggio proposto quest’anno. In cartellone c’erano anche due documentari fuori concorso: “Fuori Strada” di Gianpiero Scafuri e Giorgia Mennuni, con la consulenza di Antonio Bonifacio, coordinatore del progetto di ospitalità offerta dai Missionari e Laici Saveriani ai senza fissa dimora, ai quali nei mesi invernali viene concesso un letto e la possibiltà di farsi una doccia.

Altro fuori concorso è stato “Sonata per Giancarlo” di Paolo Battista e la Compagnia “Daltrocanto” che ripercorre le ultime ore di vita del giornalista Giancarlo Siani, assassinato dalla camorra perché amava la verità. C’è stata anche la possibilità di sorridere grazie ai “Fuori dal Sacco”, gruppo di giovani fumettisti che hanno, disegnato, filmato e recitato delle tavole nelle quali raccontavano l’inestricabile universo femminile, esprimendo in questo modo il loro talento. Avere vincoli nell’esprimere il proprio talento è il limite maggiore che un uomo possa subire, ed è questo, il tema del cortometraggio vincitore. La conquista della libertà di opinione è un principio cardine su cui si fonda la democrazia moderna. Tutto ciò, non è possibile nei paesi in cui vige la dittatura, che calpesta il rispetto della persona e l’unico modo per non avere paura ad esternare il proprio pensiero, è scappare, scendendo a compromessi, vendendo, al miglior offerente, nel vero senso della parola, il valore più alto della vita di ciascuno di noi, la dignità. Smettere di essere uomini e diventare “banconote viventi da mettere una sull’altra”, pur di realizzare, anche se in terra straniera, i propri sogni. Probabilmente i sogni dei quattro protagonisti del cortometraggio scritto da Davide Speranza, in collaborazione con Alfonso Maria Salsano (direttore della Fotografia) e, Giuseppe Volpicelli (regista), rimarranno tali, ma, in Italia hanno conquistato qualcosa che non ha prezzo, la libertà, anche se nelle loro orecchie risuonerà forte “il Rumore delle Radici”, da cui il titolo dell’opera.