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I tessuti per tessere relazioni. Festa dei Popoli 2016

comunità polacca

di Giuseppe Garofalo

Giovedì 7 luglio, alle ore 17.15 presso il Salone del Gonfalone del Palazzo di Città, si è svolto il Convegno dal titolo “Intrecci e fili di Popoli e culture” in preparazione della Festa dei Popoli 2016 che si terrà domani, 10 luglio, in Piazza della Concordia a Salerno.

“L’evento sarà l’atto conclusivo di un anno di lavoro, durante il quale i membri della Consulta della quale fanno parte anche rappresentanti delle comunità straniere a Salerno, si sono confrontati per decidere il Tema e il Titolo della Manifestazione”. Così Vincenzo Agosti, membro della Consulta e moderatore del Convegno.

“Le Comunità partecipanti, quest’anno saranno quindici – interviene Antonio Bonifacio neo direttore dell’Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno – saranno invitate ad organizzare delle sfilate in abiti tradizionali”. Del resto l’intercultura ha un legame stretto con l’attività sartoriale. “Infatti, quando si parla di rapporti sociali, si usa il termine “tessere”, come si tessono le stoffe per la confezione degli abiti”, spiega la professoressa Marina Lebro, docente di Cultura Tessile all’accademia delle Belle Arti di Napoli e sostenitrice della cultura della moda etica, che mette al centro la tutela del lavoratore e dell’artigianato locale a discapito del profitto delle multinazionali del settore.

“L’abito molte volte identifica il rango sociale della persona che l’indossa, si pensi ai reali o ai papi, ci sono tessuti utilizzati ancora oggi per la loro confezione, dei quali si parla nella Bibbia, è il caso del bisso, una fibra tessile di origine animale, ottenuta dai filamenti che secerne una specie di mollusco detto, Pinna nobilis, che venne utilizzato per produrre le vesti “dai riflessi dorati di Re Salomone. Il Bisso, infatti, esposto alla luce, assume una colorazione simile all’oro” conclude la Lebro. Altre volte identifica un intero popolo, si pensi agli abiti colorati degli africani. “Derivano tutti da una stoffa detta Capulana, di cui ne esistono per ogni occasione della vita, quella utilizzata come coperta appena nati, quella utilizzata come marsupio per portare al collo il bimbo, come da tradizione a queste latitudini ed esiste anche una Capulana per i riti funebri”, spiega Fabio che insieme a sua moglie Giulia hanno vissuto un’esperienza da Missionari Laici in Mozambico, e tornati in Italia hanno creato un laboratorio sartoriale, chiamato appunto “La Capulana”, nato per sostenere le attività della Associazione Fraternità Parola e Vita di Piombino, in provincia di Livorno. Tra le attività principali del laboratorio c’è la produzione dell “Akunandzilo” interviene Giulia, “una sacca che grazie alle proprietà del tessuto con cui è realizzato, permette agli alimenti contenuti in essa di continuare a cuocere anche se la pentola è tolta dal fuoco”, conclude Giulia. Questo è tanto altro sarà l’ottava edizione della Festa dei Popoli.

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